Studio 54

Lo Studio 54 di New York è uno dei club che più di tutti ha rappresentato un’epoca e la sua cultura. Nelle sale della famosa discoteca si sono esibiti e intrattenuti artisti, ballerini e scrittori del calibro di Andy Warhol, Truman Capote e Bianca Jagger. Il fotografo di origine svedese Hasse Persson ha pubblicato una raccolta fotografica unica nel suo genere con i protagonisti e le atmosfere tipiche della disco music di quel periodo. Le fotografie – molte delle quali in bianco e nero – sono state scattate fra il 1977 e il 1980 e raccolte nel volume Studio 54, per ricordare come nella Grande Mela esagerare fosse – in fondo – quasi la normalità.

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Studio 54, il libro del fotografo svedese Hasse Persson – Cover

Studio 54 è stata “la discoteca di New York” per antonomasia: situata al numero 254 della 54a strada a Manhattan, tra la Settima e l’Ottava Avenue, rimase aperta dal 1977 al 1986. Il club era allestito all’interno di un teatro che fino a dieci anni prima veniva usato come studio televisivo.

La Tossed Salad

Lo Studio 54 era un luogo dove le etichette sociali non contavano nulla, dove tutti potevano essere protagonisti ma fu anche la prima discoteca ad adottare la selezione all’ingresso. Quello che avveniva al suo interno era riportato immancabilmente da giornali e tabloid.

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Andy Warhol e Bianca Jagger © Hasse Persson

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Studio 54 © Hasse Persson

Le foto di molti personaggi famosi sono comparse sui giornali unicamente per il fatto di aver passato una notte allo Studio 54: un esempio per tutti, la foto di Bianca Jagger che entra in pista in sella ad un cavallo bianco.

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Bianca Jagger che entra in pista in sella ad un cavallo bianco

Ogni sera la selezione alla porta doveva rispettare quella che il gestore Steve Rubell definiva “tossed salad”, un’insalata di individualità, non necessariamente famose potenti o ricche, ma un mix di personaggi eclettici che dovevano rendere unica l’atmosfera all’interno del locale. Spesso succedeva che ci fosse proprio Rubell all’entrata per selezionare personalmente chi far entrare o meno all’interno di quell’affascinante micro-mondo notturno.

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Andy Warhol allo Studio 54 nel 1979 © Hasse Persson

Frequentatori abituali erano Andy Warhol, Liza Minnelli, Liz Taylor, Michael Jackson, Truman Capote, Salvator Dali, Jackie Kennedy Onassis, John Travolta e tanti altri.

Studio54 e la moda

Il 1977 è l’anno che sdogana lo Studio 54 e la disco music, e con lei, i vestiti creati con materiali nuovi: il più famoso è il wrap dress in jersey disegnato nel 1974 da Diane von Fürstenberg, un abito da indossare sia di giorno in ufficio, sia nei locali notturni.

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Wrap dress in jersey disegnato da Diane von Fürstenberg

E poi camicie di lurex, lustrini, pantaloncini spandex, maxi gonne, abiti con spacchi vertiginosi, vestiti avvolgenti ed elegantissimi abiti lunghi da sera e da ballo. Le scarpe variavano dagli stivali alti al ginocchio in pvc o latex a mini décolleté, e poi tacchi spessi e plateau anche loro rigorosamente in plastica trasparente.

Elio Fiorucci, lo Studio 54 e “la festa più grande del mondo”

E’ singolare come la musica, il cinema, le mode e la fotografia siano tutte collegate allo Studio 54. E tutto questo è anche merito dell’italiano Elio Fiorucci, l’imprenditore italiano al quale venne affidata da Steve Rubell l’organizzazione dell’apertura del locale.

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Elio Fiorucci allo Studio 54

Fiorucci aveva da poco aperto il suo store a New York: uno spazio sulla 59esima disegnato da Ettore Sottsass, marito di Fernanda Pivano. Un luogo adorato da intellettuali, celebrities e influencers, tanto che Andy Warhol scelse la vetrina del negozio Fiorucci per il lancio del suo giornale Interview

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Elio Fiorucci e Andy Warhol durante l’inaugurazione del magazine Interview

Nel 1983 Fiorucci decise di celebrare i suoi 15 anni con un grande party allo Studio 54. Numerosi gli ospiti di fama internazionale, ma tra questi spiccò subito una giovane ragazza poco conosciuta che si mise a cantare ottenendo un successo incredibile: quella ragazza era MadonnaNon fu un caso evidentemente, se ben sei anni prima Rubell scelse di incaricare proprio il nostro Elio Fiorucci per dar vita alla festa più grande del mondo.

 

Il libro fotografico di Hasse Persson

Dopo quasi trent’anni dalla chiusura dello Studio 54, il celebre locale di New York rivive i suoi anni d’oro in una serie di scatti fotografici, fino ad oggi inediti, pubblicati all’interno del libro Studio 54, a firma del fotografo svedese Hasse Persson.

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Studio 54 © Hasse Persson

Ed è proprio Hasse a raccontare la storia del celebre club e gli incontri che egli stesso vi fece dal 1977 al 1980, anno in cui l’arresto del proprietario Rubell per possesso di droga e frode al fisco ne decise la chiusura.

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