Luca Marsiliani e Silvia Mariani di Les Creations

LES CREATIONS: la tecnologia al servizio della tradizione

«Quando abbiamo avuto la possibilità di produrre gioielli a livello industriale, abbiamo capito che non è questa la nostra concezione del progresso». Esordisce così Luca Marsiliani, fondatore assieme a Silvia Mariani di LeS Creations, laboratorio orafo con sede a Roma.

Dopo aver visitato il sito lescreations.it, che ci aveva incuriosito, abbiamo incontrato i due giovani imprenditori per farci raccontare il loro progetto. Quando si ha a che fare con il mondo della moda, del lusso e del design, si sente spesso parlare di “unione tra tradizione e innovazione”, ma nel caso di LeS Creations non si tratta di un semplice modo di dire. Continua a leggere

Le tendenze moda per l’estate 2016

Le tendenze moda per l’estate 2016 ci guidano verso diverse strade: Seventies, bon-ton, classica, etnica o urbana, tutti questi trends però hanno il capacità di incontrarsi per poi fondersi e dare vita a splendidi contrasti e abbinamenti glamour.

Abbiamo individuato quattro tendenze moda per l’estate 2016 alle quali sarà difficile rinunciare!

tendenze estate 2016

I trends per l’estate 2016

La salopette

I vestiti salopette con tanto di fibbie e bretelle che si incrociano dietro la schiena. È questa la nuova tendenza primavera estate 2016. Un po’ vestito, un po’ tuta da lavoro anni sessanta, un po’ vintage un po’ sperimentale, è questo il nuovo capo d’abbigliamento che spopola in passerella in fantasie a pois o nei colori e tessuti più nuovi ed estivi del momento.

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Salopette con bretelle che si incrociano dietro la schiena

Ecco alcune versioni della salopette:

La classica da giorno: indossata con un paio di sneakers e una it-bag.
Pigiama stile: sono le preferite dalle fashion victim, per correre da una sfilata all’altra in comodità ma in versione glamour coi tacchi! 
Total Denim: con uno stile che ricorda vagamente gli anni ’70, da abbinare ad accessori in camoscio, è perfetta per il giorno.
Casual: anche vagamente hipster e rilassata, è un mix tra una tuta elegante e una casual, da portare con una camicia classica e una scarpa allacciata maschile. 

Il tailleur anni ’60

Ritorna il classico tailleur dal sapore vintage. La giacca è senza revers e la gonna al ginocchio. La moda dei mitici anni Sessanta continua ad ispirare le passerelle con motivi optical, stampe geometriche e abiti a trapezio. Le linee della giacche si allungano e i tailleur diventano must-have da indossare sia di giorno sia di sera.

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Le linee della giacche si allungano e i tailleur diventano must-have

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Chanel per la primavera estate 2016

Il tailleur prende il suo nome dal nome francese sarto (ovvero “tailleur”) in quanto soltanto un uomo poteva realizzare un capo dal taglio così rigoroso. La prima a indossarlo fu la regina Alessandra, moglie di Edoardo VII, che divenne famosa nel Regno Unito, sul finire dell’Ottocento, proprio grazie ai suoi eleganti tailleur da viaggio dal taglio molto maschile. Nel 1917 una giovanissima Coco Chanel ridisegnò completamente la linea dell’abito rendendolo aderente al corpo e realizzandolo in morbido tweed, seta o velluto. Bottoni dorati, catene e camicia bianca divennero poi complementi di stile inseparabili.

I tessuti broccati

Le fantasie e le stampe sono barocche ad effetto tappezzeria, astratte, colorate e floreali, e i pattern a righe protagonisti assoluti sono declinati nelle versioni più disparate. Abiti ed accessori diventano super preziosi grazie ai filati oro, argento e bronzo. Un ricco tessuto di seta con ornamenti d’oro e d’argento e bronzo, che producono effetti di bassorilievo.

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Borsa di Dolce&Gabbana in tessuto broccato

Decori naturalistici di ispirazione rinascimentale, in forma di simboli, sono ricamati e intarsiati nel tessuto e nella maglia. Sembra proprio un nuovo rinascimento artigianale quello che va in scena la primavera/estate 2016, esaltando la vocazione manufatturiera del Made in Italy. Fiori e particolari realizzati con passamanerie e nastri di gros vengono intarsiati nello chiffon, nel lino e nella maglia. Sono delle vere composizioni d’arte, realizzate con la tecnica “cut works” del collage.

Lo stile africano

L’afro-couture è quello stile che da sempre affascina ed ispira i couturier, con i suoi colori e le sue stampe tipiche e coloratissime, che vanno dai motivi animalier ai print geometrici tribali. E’ uno stile che le griffe non mancano mai di citare nelle loro collezioni.

L’afro style è anche un genere che riporta all’estate, ai colori del deserto e dei tramonti, dal sabbia al rosso, passando per l’arancio e il giallo, fino alle sfumature del marrone terra e dei sabbia, che fanno da base alla tavolozza e si abbina perfettamente agli infuocati colori di un tramonto in Africa.

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Colori e le stampe che rimandano all’africa per un estate calda e coloratissima -Source Image ania.photography

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La collezione per l’estate 2016 di Valentino che si rifà allo stile Africa

Interamente calda e sensuale la collezione per l’estate di Valentino che si snoda sullo stile Africa. Tra i capi di punta le preziose gonne in suede patchwork, gli abiti a rete e le maglie tie dye, i vestiti lunghi in pelle sfrangiata. Gli abiti sono lineari ma impreziositi da perline colorate, piume e rafia. I colori vanno dal nero al marrone, verde, rosso con accenni di giallo e beige. Gli abiti di Valentino ispirati all’Africa sono in perfetto stile tribale.

Se è vero che l’estate non è ancora iniziata, per quel che riguarda moda, tessuti, colori e ispirazioni siamo già preparati!

Studio 54

Lo Studio 54 di New York è uno dei club che più di tutti ha rappresentato un’epoca e la sua cultura. Nelle sale della famosa discoteca si sono esibiti e intrattenuti artisti, ballerini e scrittori del calibro di Andy Warhol, Truman Capote e Bianca Jagger. Il fotografo di origine svedese Hasse Persson ha pubblicato una raccolta fotografica unica nel suo genere con i protagonisti e le atmosfere tipiche della disco music di quel periodo. Le fotografie – molte delle quali in bianco e nero – sono state scattate fra il 1977 e il 1980 e raccolte nel volume Studio 54, per ricordare come nella Grande Mela esagerare fosse – in fondo – quasi la normalità.

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Studio 54, il libro del fotografo svedese Hasse Persson – Cover

Studio 54 è stata “la discoteca di New York” per antonomasia: situata al numero 254 della 54a strada a Manhattan, tra la Settima e l’Ottava Avenue, rimase aperta dal 1977 al 1986. Il club era allestito all’interno di un teatro che fino a dieci anni prima veniva usato come studio televisivo.

La Tossed Salad

Lo Studio 54 era un luogo dove le etichette sociali non contavano nulla, dove tutti potevano essere protagonisti ma fu anche la prima discoteca ad adottare la selezione all’ingresso. Quello che avveniva al suo interno era riportato immancabilmente da giornali e tabloid.

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Andy Warhol e Bianca Jagger © Hasse Persson

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Studio 54 © Hasse Persson

Le foto di molti personaggi famosi sono comparse sui giornali unicamente per il fatto di aver passato una notte allo Studio 54: un esempio per tutti, la foto di Bianca Jagger che entra in pista in sella ad un cavallo bianco.

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Bianca Jagger che entra in pista in sella ad un cavallo bianco

Ogni sera la selezione alla porta doveva rispettare quella che il gestore Steve Rubell definiva “tossed salad”, un’insalata di individualità, non necessariamente famose potenti o ricche, ma un mix di personaggi eclettici che dovevano rendere unica l’atmosfera all’interno del locale. Spesso succedeva che ci fosse proprio Rubell all’entrata per selezionare personalmente chi far entrare o meno all’interno di quell’affascinante micro-mondo notturno.

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Andy Warhol allo Studio 54 nel 1979 © Hasse Persson

Frequentatori abituali erano Andy Warhol, Liza Minnelli, Liz Taylor, Michael Jackson, Truman Capote, Salvator Dali, Jackie Kennedy Onassis, John Travolta e tanti altri.

Studio54 e la moda

Il 1977 è l’anno che sdogana lo Studio 54 e la disco music, e con lei, i vestiti creati con materiali nuovi: il più famoso è il wrap dress in jersey disegnato nel 1974 da Diane von Fürstenberg, un abito da indossare sia di giorno in ufficio, sia nei locali notturni.

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Wrap dress in jersey disegnato da Diane von Fürstenberg

E poi camicie di lurex, lustrini, pantaloncini spandex, maxi gonne, abiti con spacchi vertiginosi, vestiti avvolgenti ed elegantissimi abiti lunghi da sera e da ballo. Le scarpe variavano dagli stivali alti al ginocchio in pvc o latex a mini décolleté, e poi tacchi spessi e plateau anche loro rigorosamente in plastica trasparente.

Elio Fiorucci, lo Studio 54 e “la festa più grande del mondo”

E’ singolare come la musica, il cinema, le mode e la fotografia siano tutte collegate allo Studio 54. E tutto questo è anche merito dell’italiano Elio Fiorucci, l’imprenditore italiano al quale venne affidata da Steve Rubell l’organizzazione dell’apertura del locale.

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Elio Fiorucci allo Studio 54

Fiorucci aveva da poco aperto il suo store a New York: uno spazio sulla 59esima disegnato da Ettore Sottsass, marito di Fernanda Pivano. Un luogo adorato da intellettuali, celebrities e influencers, tanto che Andy Warhol scelse la vetrina del negozio Fiorucci per il lancio del suo giornale Interview

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Elio Fiorucci e Andy Warhol durante l’inaugurazione del magazine Interview

Nel 1983 Fiorucci decise di celebrare i suoi 15 anni con un grande party allo Studio 54. Numerosi gli ospiti di fama internazionale, ma tra questi spiccò subito una giovane ragazza poco conosciuta che si mise a cantare ottenendo un successo incredibile: quella ragazza era MadonnaNon fu un caso evidentemente, se ben sei anni prima Rubell scelse di incaricare proprio il nostro Elio Fiorucci per dar vita alla festa più grande del mondo.

 

Il libro fotografico di Hasse Persson

Dopo quasi trent’anni dalla chiusura dello Studio 54, il celebre locale di New York rivive i suoi anni d’oro in una serie di scatti fotografici, fino ad oggi inediti, pubblicati all’interno del libro Studio 54, a firma del fotografo svedese Hasse Persson.

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Studio 54 © Hasse Persson

Ed è proprio Hasse a raccontare la storia del celebre club e gli incontri che egli stesso vi fece dal 1977 al 1980, anno in cui l’arresto del proprietario Rubell per possesso di droga e frode al fisco ne decise la chiusura.

Manolo Blahnik: Fleeting Gestures and Obsessions

MANOLO BLAHNIK: Fleeting Gestures and Obsessions è il primo volume completo e ampiamente illustrato che documenta le influenze e la vita lavorativa di Manolo Blahnik, uno dei designer più influenti della moda contemporanea.

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Manolo Blahnik – Fleeting Gestures and Obsessions

Questa monografia racconta più di quarant’anni di lavoro di Manolo Blahnik, icona assoluta per quel che riguarda il design delle scarpe. Il libro è una ricerca completa dell’opera di Blahnik, grazie anche alle immagini mai viste prima dei suoi disegni. Traendo ispirazione dal mondo dell’architettura, dell’arte, del cinema e della letteratura, Blahnik è maestro indiscusso dell’arte calzaturiera. La monografia racconta l’uso emozionante del colore e di tacchi elegantemente scolpiti che hanno reso le scarpe di Manolo Blahnik tra le più ambite al mondo. Con più di 250 disegni d’archivio, il libro rivela per la prima volta l’ispirazione che si cela dietro la sua visione artistica.

Manolo Blahnik

Manolo Blahnik

Con oltre 30 anni di florida carriera, Manolo Blahnik è oggi uno dei footwear designer più influenti e ricercati dell’intero fashion system. Nato in Spagna nel 1943, si forma studiando arte a Ginevra, muovendo i primi passi come scenografo. Solo verso la metà degli anni ’60 si sposta a Parigi dove inizia la sua carriera di designer di moda. A incoraggiare la sua carriera nel mondo della calzatura è la famosa editor di Vogue America, Diana Vreeland, che ne intuisce il talento sfogliando dei book degli anni ‘70 di Blahnik. Il suo primo flagship store viene aperto a Londra nel 1973, mentre nel 1984 si inaugura il suo negozio a New York, ancora oggi punto di riferimento per star del jet set e fashion victims. Oggi Blahnik realizza circa 350 paia di scarpe l’anno, tutte prodotte a mano con materiali sorprendenti come foglie, pezzi di corteccia, perline veneziane ecc. Alcune delle sue creazioni, considerate sculture in miniatura, sono esposte al Metropolitan di New York e al Victoria and Albert Museum di Londra.

Manolo Blahnik

Manolo Blahnik -Monografia

MANOLO BLAHNIK: Fleeting Gestures and Obsessions è tuttavia una monografia che ci catapulta nel mondo più privato, personale e intimo del designer.

MANOLO BLAHNIK : Fleeting Gestures and Obsessions

MANOLO BLAHNIK , la monografia del grandissimo designer

Con capitoli interamente dedicati alle sue relazioni e ispirazioni, tra cui Maria Antonietta, Diana Vreeland, Cecil Beaton, il cinema spagnolo e italiano, alle opere del Goya e Velázquez e al Museo del Prado, la monografia “Fleeting Gestures and Obsessions” è prima di tutto espressione riservata e intima di Blahnik.

Alessandra Piller, la stilista che fa parlare le sue mani

Alessandra Piller è una stilista originaria di Sappada, località nel cuore delle splendide Dolomiti, diplomata alla Scuola di Moda dell’Università degli Studi di Urbino.

L’abbiamo incontrata farci raccontare come nascono le sue passioni, la sua idea di artigianato e di creatività.

Parlaci delle tue esperienze e di come nasce questa tua passione?

Il mio percorso professionale si snoda attraverso esperienze varie nel campo della progettazione di moda, come consulente di alcune aziende.

Poi è emersa questa passione, credo influenzata anche dal mio ambiente di crescita tra le montagna delle Dolomiti, è una passione strettamente legata al personale piacere all’utilizzo della materia, al gusto di esprimere la mia manualità per creare, modellare e realizzare oggetti che siano frutto della mia istintiva predisposizione all’uso dei materiali, al loro ri-uso, per dare loro nuova vita, realizzando oggetti unici.

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Una delle fasi di lavorazione di Alessandra Piller

La creazione degli oggetti in pelle che realizzo è nata inizialmente un po’ per gioco ed è poi divenuta una vera e propria passione che mi consente di far parlare le mie mani.

Alessandra, come definiresti ciò che fai, artigianato o cosa?

Bella domanda! Se penso come rispondere a questo quesito, visto che ora sto realizzando a mano nel mio laboratorio ogni dettaglio delle mie creazioni, compresi i calchi, e che ognuna di queste è unica, frutto di ispirazione del momento, dovrei risponderti che le mie opere possono essere considerate di artigianato, o magari di artigianato artistico.

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Modello di borsa realizzato da Alessandra Piller

Certo posso dirti che ciò che faccio nasce dalla mia passione per i materiali, per la fusione tra loro di materiali diversi, per la realizzazione di forme e per il riuso di pellami di qualità che verrebbero altrimenti trattati come rifiuti.

Utilizzo questi materiali, pellami ed accessori, per creare oggetti che accompagnino chi li usa nella loro vita quotidiana, che diventino parte di se per lungo tempo, in un mondo dove troppo spesso gli oggetti invecchiano troppo in fretta.

Quanto tempo impieghi per realizzare un prodotto e da dove prendi gli spunti per creare?

Spesso occorre molto tempo per tradurre un’idea in uno degli oggetti che realizzo, la scelta del tipo di pellame, dei tagli, delle cuciture, ogni dettaglio va scelto e testato con cura perché influenza in maniera determinante il risultato finale.

Gli oggetti che realizzo (https://www.facebook.com/AlePillerDesigner) nascono da suggestioni di vario tipo, spesso si tratta di una vera e propria sfida, accontentare l’esigenza di un cliente che si innamora del mio gusto e mi chiede di realizzare un certo oggetto per la prima volta, che sia una borsa porta PC, una sacca porta magnesio per il free climbing, un porta IPAD o un porta Iphone in pelle.

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Una valigetta porta pc e documenti

Altre volte mi incuriosisce e mi affascina l’idea di creare oggetti di comune utilizzo nelle attività quotidiane, che diventino però oggetti personali e sostituiscano in questo mondo iper tecnologico, accessori utilizzati nella vita quotidiana, privi di calore e personalità.

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Una cintura in pelle totalmente realizzata a mano

Di sicuro non saprei replicare qualcosa che mi viene proposto, né saprei fare due oggetti uguali, neanche a volerlo…..

Quali sono i tuoi programmi per un prossimo futuro?

Se mi guardo indietro penso che quello che è nato come un gioco è divenuta una vera passione, ho creato numerosi pezzi unici che hanno ottenuto positivi riscontri e credo che sia importante continuare in questa attività di ricerca e sviluppo di forme per creare oggetti unici di varia forma e natura, nel mio laboratorio.

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Uno svuotatasche realizzato dalla stilista bellunese

Tuttavia la mia naturale predisposizione per la trasformazione mi porta a guardare oltre ed un altro mio obiettivo è quello di sviluppare il tema della ricerca dell’abbinamento dei materiali con forme d’arte, finalizzando tale ricerca alla creazione di 0ggetti unici che non siano più solo pezzi di artigianato artistico, ma che diventino oggetti d’arte da possedere, da collezionare, un progetto ambizioso, a cui tengo davvero tantissimo, un’esplosione di idee da tradurre.

A breve pubblicherò qualche anteprima sulla mia pagina FB per tenervi aggiornati. (https://www.facebook.com/AlePillerDesigner)

LAURAFED, borse tra moda e design

Abbiamo incontrato a White Woman Laura Federici di LAURAFED | FASHION&DESIGN che ci ha introdotto nel suo mondo “di borse a metà strada tra design e moda“. Abbiamo voluto capire come nascono le sue creazioni e abbiamo chiesto a Laura di raccontarci qualcosa di più!

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Le borse di Laura Federici da White Woman

“Partendo da un’unica tavola di legno massello, questa viene divisa in due e numerata per fare in modo che tutte le venature siano contigue,  successivamente viene lavorata per farla divenire una borsa utilizzando frange, accessori cromati, tessuti da tappezzeria (dalle fantasie tartan ad originali richiami etnici) il tutto creando una piacevole armonia tra materiale povero, quale il legno, e la preziosità degli accessori e delle lavorazioni.

Le borse di LAURAFED in legno

Le borse di LAURAFED in legno

Ogni borsa è unica grazie alla mutevolezza naturale del materiale ed è  interamente fatta a mano con grande attenzione all’eco sostenibilità: il ‘nostro’ legno, oltre ad essere  l’elemento ecologico per eccellenza, proviene da foreste impegnate nella riforestazione programmata, le frange sono in eco pelle e la vernice  di finitura è ad acqua in totale rispetto dell’ambiente e certificata.

Vere e proprie borse di design firmate LAURAFED

Vere e proprie borse di design firmate LAURAFED

A noi piace vedere la nostra borsa come oggetto di design perché proviene dalla voglia di unire e contaminare in uno scambio reciproco moda e architettura.”

Inutile dire che anche a noi piacciono molto! Per maggiori informazioni potere visitare il sito http://www.laurafed.com/

Mede a White Woman

Mede – Libreria della moda e del design , in collaborazione con Book Village Milano, anche questa stagione conferma la sua presenza all’ormai definito “evento leader della moda contemporary” che aprirà i battenti sabato 26 settembre: l’edizione dedicata alle collezioni femminili WHITE WOMAN.

White Woman - Milano- Settembre 2015

White Woman – Milano- Settembre 2015

WHITE riconosciuta ormai da tutti come una importante scena del fashion internazionale, è un punto di partenza per 19mila buyer, dei multi-marca più importanti del mondo e circa 1000 giornalisti che qui si danno appuntamento per incontrare le aziende italiane e straniere che si distinguono per la qualità e l’inventiva della loro ricerca.

Via Tortona 27 al SUPERSTUDIO PIU’ la sede storica del salone milanese è, fin dagli esordi, una vetrina di prestigio delle tendenze moda.

White Woman

White Woman a Superstudio Più Via Tortona 27

Oggi, il corpus del salone affianca marchi noti a giovani designer, accogliendo in un’atmosfera friendly con allestimenti ben progettati compratori, stilisti, giornalisti, fashion addicted a caccia dell’ultimo trend.

Potevamo mancare noi??

IUAV e Mede, un incontro tra creatività e strumenti concreti

IUAV e Mede: un incontro avvenuto qualche tempo fa tra creatività e strumenti visivi per l’ispirazione e la progettazione nel settore moda. Ad accoglierci le classi del Laboratorio di modellistica del Professor Anthony Knight che si sono dimostrate un “pubblico” attento e soprattutto curioso di capire la molteplicità delle risorse a loro disposizione in un futuro contesto lavorativo. All’incontro hanno partecipato gli studenti del Corso di laurea triennale in Design della moda e della Magistrale in Arti visive moda, curriculum Moda.

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IUAV e Mede – Materiali Visivi per la Moda

L’incontro si è improntato sulla descrizione di quattro diverse tipologie di materiali: riviste, libri tematici, libri di tendenza, prodotti PANTONE®. Le docenti Alessandra Vaccari ed Elsa Danese hanno saputo ricollegare ogni nostro spunto di analisi al lavoro concreto degli studenti, ripercorrendo poi le modalità di progettazione e di contestualizzazione nelle esigenze pratiche di realizzazione del prodotto finale. E’ sicuramente stata un’esperienza appassionante che ci ha coinvolto in uno scambio istruttivo: sicuramente da ripetere.

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Mede incontra gli studenti dello IUAV

Queste le nostre impressioni; ma abbiamo pensato di “capire” il punto di vista dello IUAV che ci ha ospitati. Per questo abbiamo di fare alcune domande alla Prof.ssa Alessandra Vaccari, docente di Storia e teoria della moda, che ci ha risposto in modo puntuale e preciso.

  • Quanto contano, a suo avviso, in ambito accademico, approcci didattici più concreti, come questo tipo di appuntamento che gli studenti di IUAV hanno avuto con Mede –Libreria della Moda e del Design?

Nei corsi di laurea in Design della moda e Magistrale in Moda lavoriamo costantemente e a più livelli per offrire agli studenti approcci didattici concreti. Per realizzare questo obiettivo abbiamo progressivamente raccolto intorno alla scuola un corpo docente costituito in parte da studiosi e in parte da professionisti emergenti nel campo del design della moda, cui è affidata la responsabilità dei laboratori progettuali di abbigliamento, accessori e maglieria. Inoltre, offriamo spesso ai nostri studenti incontri, seminari e workshop realizzati grazie a una rete di relazioni e in collaborazione con aziende e realtà esterne, come nel caso dell’incontro realizzato con con Mede – Libreria della Moda e del Design.

  • In questo caso specifico i vostri studenti hanno avuto modo di toccare con mano degli strumenti – nello specifico riviste e libri di tendenza – che saranno fondamentali una volta terminato il loro percorso di studi. Crede che questa esperienza possa rivelarsi uno stimolo ulteriore per il loro futuro?

Durante l’incontro, gli studenti erano davvero affascinanti dall’analisi che Alessandra Fiore e Luca Bagno hanno offerto di questi strumenti e quindi, sì, credo che l’esperienza abbia offerto molti stimoli. Gli studenti hanno potuto conoscere strumenti che avranno in futuro la possibilità di utilizzare in contesti professionali.

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Mede- Libreria della moda e del design allo IUAV

Ma la cosa che più mi ha incuriosita, è che durante l’incontro molti studenti abbiamo prestato attenzione ai libri di tendenza non solo nell’ottica dei contenuti espressi, ma soprattutto dal punto di vista nella loro materialità e aspetto grafico. Va detto che i nostri studenti sono in genere molto interessati dalla materialità del libro, una sensibilità che deriva loro dall’approccio didattico della scuola e dalla familiarità allo sketchbook come strumento di progettazione. Gli studenti hanno fatto domande concrete sugli strumenti per l’analisi delle tendenze e chiesto un’infinità di dettagli su come funzionano gli studi professionali in cui avviene la loro progettazione. Da questo punto di vista l’incontro con Mede è stato per loro certamente una rivelazione.

  • A seguito di incontri come questi, che tipo di feedback avete dai vostri studenti?

Le risposte sono sempre molto diversificate. I più apprezzati sono gli incontri che permettono agli studenti di riflettere sul loro futuro e che li aiutano a mettere a fuoco la loro professionalità.

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Gli studenti IUAV durante l’incontro Materiali Visivi per la Moda

Quando i feedback degli studenti sono particolarmente positivi si cerca di ripetere l’incontro o, meglio, di svilupparlo in forma di seminario o workshop progettuale. Sarebbe interessante fare questa esperienza anche nel caso di Mede.

  • In che misura è importante per l’Università IUAV dare un imprinting formativo proattivo?

I nostri corsi di laurea in Moda nascono all’interno dell’Università Iuav di Venezia, che è un ateneo specializzato nella formazione in ambito progettuale. Tale formazione si esprime nel dialogo continuo tra immaginazione, conoscenza e capacità di fare. Nel nostro caso avere un approccio proattivo vuole dire formare persone che sappiano mettersi in discussione, affrontare in modo creativo i problemi e generare nuove idee.

Tutti noi di Mede ringraziamo l’Università IUAV di Venezia e la grandissima disponibilità e cordialità di Alessandra Vaccari, per averci dedicato il suo tempo!

Christopher Marley-biophilia

Biophilia e il racconto visivo della natura misteriosa

La natura può sembrare disordinata, caotica, può addirittura far paura, ma nel mondo di Christopher Marley è un’abbondanza di materiali utilizzabili che possono essere infinitamente organizzati e armoniosi. Nel suo nuovo libro, Biophilia, il fotografo mixa immagini limpide di organismi singoli, accanto a mosaici spettacolari di creature in forme geometriche.

Biophilia - Marley

Un0 dei mosaici creati dall’artista americano

Un aspetto importante del suo lavoro è correggere la percezione umana del mondo naturale, per renderla più strutturale, più accessibile. Anche se c’è un posto nel mondo dell’arte per le emozioni negative o per lo shock, il suo obiettivo è invece quello di far crescere tutto l’amore e l’apprezzamento per l’estetica per mondo vegetale.

BIOPHILIA - Il libro

Animali e insetti presi singolarmente nel Libro Biophilia

Nel suo libro Pheromone, pubblicato nel 2008, Marley ha applicato un approccio simile, ma inizialmente solo per gli insetti. Da allora, ha iniziato la sua incessante ricerca, che ha lo scopo di svelare, intravedere e apprezzare l’aspetto artistico di tutti gli organismi e degli elementi naturali, dal pesce ai fiori per arrivare ai minerali, che ritroviamo in Biophilia. Oltre a pescatori, cacciatori e allevatori di tutto il mondo, che forniscono a Marley campioni di insetti, il fotografo raccoglie personalmente parte del materiale, con l’aiuto di un team di collaboratori sull’isola del Borneo. Riesce inoltre a procurarsi pesci, rettili e uccelli che sono morti per cause naturali dai singoli importatori e dai giardini zoologici.

Lo studio di Marley a Salem, nell’Oregon, ricorda per certi versi un museo di storia naturale. Una stanza, piena di garze e tende, è dedicata alla fotografia, le altre sono sale di congelatori zeppi di materiali che non hanno ancora trovato una collocazione artistica.

 Biophilia

Il libro di Marley svela, grazie ai suoi mosaici, la bellezza della natura

Marley ama lavorare con organismi o elementi naturali che di solito non sono amati per il loro aspetto: i suoi preferiti sono quelli più misteriosi e sconosciuti. Grazie ai mosaici di Marley, però, qualsiasi cosa sulla Terra potrebbe diventare conosciuta al mondo intero per la sua rara bellezza.

Biophilia Marley's Book

Il fotografo e artista statunitense crea forme geometriche grazie agli elementi della natura

L’arte di Christopher Marley esprime il suo appassionato impegno per le tutte le forme della natura. A partire dagli insetti e passando alla vita acquatica, rettili, uccelli, piante e minerali, Marley ha utilizzato le sue doti di disegnatore, restauratore, e collezionista per suscitare attraverso le sue immagini e mosaici forti reazioni emotive.

Biophilia Cover Book

La cover del libro Biophilia di Marley

Così nasce Biophilia (letteralmente, “l’amore degli esseri viventi”) un testo che si può considerare un must-have per gli amanti della natura, designer, artisti, e tutti coloro che cercano ispirazione nell’arte visiva.